Saturday, January 14, 2012

Andate voi. A me piace qui.


Faccio incontri interessanti ultimamente. O forse ho sempre avuto l’occasione per farli ma poca attenzione nel notarli.
Al ritorno dal lavoro o da qualche serata divertente, ormai da settimane, una nutria che ho soprannominato Poldo mi aspetta davanti al cancello di casa. Non che sia un animale da compagnia la nutria e nemmeno da simpatia. Ma Poldo rientra nella tana poco distante il mio giardino, sereno, dopo essersi accertato del mio rientro a casa. Ieri sera, al ritorno da una serata a base di cibarie etniche greche in un bel localino del centro, Poldo aspettava. Seduto come sempre, ma accompagnato da un altro suo simile. La seconda nutria, più piccolina, soprannominata al volo Gertrude, penso sia sua moglie. Voleva che anche lei mi vedesse? Hanno osservato l’apertura del cancello, la macchina in garage, il mio salire le scale, il mio chiudere la porta e si sono ritirati ancora una volta nella loro tana. Ho come la sensazione di essere materiale interessante di conversazione per loro. Poldo le avrà parlato di me le sere scorse, prima di addormentarsi con lei, a letto. Anche loro avranno un loro modo di conversare…gli argomenti preferiti potrebbero essere le stranezze umane. Le mie.
Mercoledì a pranzo, scelgo gamberi e verdure in un sushi bar di Genova. Tanta gente, sono sola, mi accomodo ad un tavolo occupato già da una donna ed una piccola bambina in spalla. La donna parla da sola, in continuazione. All’inizio penso che stia parlando con la bambina, ma le parole e gli argomenti erano di portata un po’ troppo razionale per una bimba di 3 anni. Cerco tra il suo mangiare e parlare di notare un auricolare: magari era al telefono con qualcuno. Nessun auricolare. Parlava con se stessa. Spinta da un moto di solidarietà femminile, cerco di farla parlare almeno con me, facendole i complimenti per la bimba che nel frattempo giocava su un seggiolino di fianco. “Questa è la terza, ma è molto brava”. “Complimenti, in un momento in cui si fanno sempre meno figli, vedere l’orgoglio di chi sceglie di farne è un piacere”. “I figli sono speranza” e mi sorride. Mi alzo e mi incammino, sentendomi molto piccola. La donna che parlava da sola parlava con la speranza di sentirsi ascoltata. Forse avrei dovuto continuare a farsi ascoltare da sè.
Al ritorno da Genova, un incidente sull’autostrada della Cisa, è la causa del mio sostare 2 ore in colonna. A motore spento. Ore 18.00. Ho sete. Ore 19.00. Dovrei fare la pipì. Ore 20.00. Ho fame e vorrei non dormire qui. Sola, immersa nell’appennino Tosco-Emiliano, al buio, non ho paura. Circondata da quelle montagne che comincio a conoscere molto bene perché temute ad inizio scalata ed amate in vetta, comincio a pensare che i 30 anni mi facciano molto bene. La consapevolezza di ogni emozione che mi suscita ogni diversa circostanza è ciò che i 20 anni non mi avevano dato.
Adesso mi fermo. Ogni tanto.
“Andate voi. A me piace qui” potrebbe essere il titolo dell’album fotografico e non solo dell’arrivo dei miei 30 anni.

Sunday, January 8, 2012

Senza scopa...

Monte Marmagna 06.01.12
Il 2012 è iniziato con una bella scommessa con me stessa. Vinta.
Senza l'aiuto di una scopa, nonostante fosse il 6 gennaio ed io fossi imbacuccata come la Befana.
Grazie Mario per avermi incoraggiato a "tenere il passo e farmi il fiato". Per avermi chiesto durante la discesa un pò affannata "come è stato secondo te? ti è piaciuto?". Si papà, molto. Soprattutto perchè eravamo insieme e sei riuscito a trasmettermi ancora una volta una tua passione, l'alpinismo, e le tue esperienze.
Grazie Schiffiurd che mi alzi dal letto alle 6 di mattina carico come una molla durante le giornate di ferie chiamandomi "perdigiorno", che fai il the bollente da mettere nel termos perchè ne avrò voglia a metà salita, che mi allacci i ramponi e mi fermi ogni tanto sul ghiaccio per vedere se sono stretti bene. 
Grazie a me perchè per la prima volta non è stata SOLO fatica, ma un'emozione stupenda un pò faticosa.

Thursday, January 5, 2012

La figlia dalle scarpette color argento

Belvedere Marittimo (CS) - Matrimonio Luca e Vale

Somiglianza o disuguaglianza? Quanto la persona che scegli di avere accanto "dovrebbe" essere simile a te? Quanto diversa? 
Con l'unico ed unisono scopo di far durante l'alchimia...il cosiddetto amore eterno. 
Domande e ragionamenti che non mi sono mai posta, forse perchè consapevole di essere già molto diversa da tutto il resto del mondo, difficilmente simile. E che tuttora non reputo interessanti, perchè, come dice Tiziano Ferro, "l'amore è una cosa semplice". Molto più semplice delle domande che chi si innamora si potrebbe porre.
Ma sono sempre più incuriosita dalle diversità con chi si ama, dal subconscio di entrambi che difficilmente si può arrivare a vedere ed a capire.
Ispirata dall'articolo, letto pochi giorni fa, di un noto giornalista, una sorta di intervista doppia, che raccontava la storia dei suoi genitori vista dall'uno e poi dall'altro (due punti di vista di una stessa cosa vissuta che si rivelarono opposti), ieri notte ho sognato una piccola figlia dalle mie sembianze che, vestita esclusivamente di rosa e fucsia e dalle scarpe argentate, ascoltava la storia dei suoi genitori. O meglio cercava di capirne le diversità.
La piccola, che non avrebbe dovuto ancora parlare, faceva domande a me ed a suo padre e rideva di gusto delle risposte.

DI CHE COSA HAI UNA SCORTA?
Mamma: di matite, mi piace averne sempre di nuove ed annusare l'odore del legno prima di scrivere
Papà: in questo momento di patate americane, le definisco il mio tesoretto.

SE NON QUI DOVE VORRESTI ESSERE?
Mamma: in montagna, a passeggiare sulla neve con tuo padre
Papà: disteso sul divano con tua madre mentre ognuno si fa gli affari suoi, volendosi bene

SE DOVESSI RACCONTARE LA TUA VITA, DA DOVE PARTIRESTI?
Mamma: da ora a ritroso...
Papà: partirei dai primi anni di Liceo

COS'HAI DA DIRE DI URGENTE AL MONDO?
Mamma: ognuno può fare moltissimo per sè e per gli altri, per il mondo stesso
Papà: siamo nella merda amici miei, ma è ancora troppo presto perchè in merda finisca tutto. Ho davanti ancora tanti anni per impare, insegnare, essere felice ed incazzarmi!!!

HAI UN MOTTO PREFERITO?
Mamma: "tutto torna."
Papà: ognuno sacrifica qualcosa ai demoni che gli albergano dentro... bisogna solo sapere tenerli a bada.

HAI UN MITO, UNA PERSONA CHE AMMIRI PIU' DI ALTRE?
Mamma: sono azioni e sentimenti di persone reali, che incontro ogni giorno e che mi insegnano come essere migliore.
Papà: diverse persone per diversi motivi, ma persone che fanno parte della mia quotidianità, persone vere, non emblemi cartacei o di celluloide.

CHE COSA LE DONNE CONTINUANO A NON CAPIRE DEGLI UOMINI?
Mamma: perchè siano così bambini anche da grandi
Papà: purtroppo, la propensione dell'uomo a riprodursi -metaforicamente - il più possibile durante l'arco della sua vita.

E GLI UOMINI DELLE DONNE?
Mamma: la complessità dei nostri pensieri e la delicatezza delle nostre azioni
Papà: i ragionamenti sottili e complessi che spesso le donne sono in grado di crearsi. La donna molte volte è una meravigliosa e diligente impegata nell'ufficio CAS "Complicazioni Affari Semplici".

DA 1 A 10 QUANTO CONTA L'AMORE?
Mamma: 11
Papà: 11

COSA TI ASPETTI DAL 2012?
Mamma: serenità
Papà: equilibrio

LA PRIMA COSA A CUI PENSI QUANDO TI ALZI AL MATTINO?
Mamma: cosa mangerò a colazione
Papà: mi aspetta una succulenta colazione

IL MONDO SI DIVIDE IN?
Mamma: sordi e che ascoltano
Papà: tonici e flaccidi

PENSI DI CONOSCERE IL MONDO?
Mamma: pochissimo, quasi nulla ancora
Papà: assolutamente no

LA COSA PIU' DIFFICILE CHE HAI MAI FATTO?
Mamma: lasciarmi andare, non controllarsi in ogni cosa significa diventare libero
Papà: parlare ad una donna con il cuore in mano nei momenti difficili

Penso che la piccola vestita di rosa abbia capito che ci siano più somiglianze di quelle che mi aspettavo.

Wednesday, January 4, 2012

The beat goes on

All'inizio del mio trentesimo anno di età, tutte le mie routine non esistono più.
Non esiste più il vestirmi sexy la sera del 31 dicembre per una serata a due: non serve. Essere "aggredita" in calzettoni di lana e ciabattone raffiguranti il nano Cucciolo. "Ma sono anti-stupro" pensavo, "si ma eri a gambe nude". Quindi, ha ragione la mia estetista che consiglia di essere sempre depilate completamente e che due gambe sottili e toniche fanno più danni del Viagra.
Non esiste più il count-down su un canale televisivo (normalmente rai1) per non perdere un secondo del brindisi. Non serve. Giacere estasiati sul divano intrecciati come dei lombrichi sotto terra e non avere idea di che ora sia. Dirsi "buon anno Maiale" solo perchè fuori impazzano i fuochi d'artificio....e forse non eravamo ancora nel nuovo anno. E non fare nessun brindisi fisico, ma farne di continuo col cuore.
Non esiste più il guardare un film il pomeriggio del primo giorno dell'anno. Non serve.  L'incastro perfetto è fare quello che ci rappresenta: io con un libro di 700 pagine in mano sul divano, tu con la testa appoggiata alle mie gambe e l'ipad (e gli orgasmi multipli che il nuovo arrivato della Apple ti causa).
Andare a ripescare le prime e-mail che ci siamo scritti anni fa, "per affari", quando ancora non avevamo idea di come fosse fisicamente l'altro e del perchè scrivessimo di tutto tranne di quello per cui ci eravamo incontrati. Difficile rileggere le mie parole, alquanto sulle mie e con una grave allergia ai legami in quel momento. Tu che mi chiedevi qualsiasi cosa mi riguardasse, come se fosse importante sapere se facevo sport, se amavo i cani, se sapevo cucinare, se amavo viaggiare...
Non esiste più il pranzo dai miei\tuoi il primo dell'anno. Dai nessuno. Si pranza all'ora che si vuole e dopo il concerto del primo dell'anno su rai1. Soli, continuando a raccontarsi.
Ecco, solo questa routine è rimasta. Il concerto di musica classica del 1 gennaio. E qualche lacrima di commozione (e chiamasi felicità).

Sunday, December 11, 2011

La notte più bella


Recita una frase che ritagliai anni fa da una rivista ed appiccicai al muro della mia camera da letto, ormai un collage, insieme ad altre frasi che amo rileggere prima di addormentarmi: LA NOTTE PIU' BELLA E' QUELLA CHE ANCORA POTRAI VIVERE.
Non potrebbe essere così per ogni cosa? Come se qualcosa di ancora più bello tu possa meritare ed imparare a viverlo?
Stanotte il cielo era speciale, una luna piena nascosta  a tratti da nuvole che la rincorrevano per nasconderla. Luce, una notte molto luminosa, calda. 
Come un bravo  re magio mi godo il viaggio verso la meta, non portando doni preziosi agli occhi ma solo una bottiglia di Sauvignon e una gran voglia di rivedere e parlare con una cara amica.
L'amica cara ha traslocato da poco sulle colline reggiane, in un paesino di poche anime, in cui la luna di ieri sera rendeva tutto ancora più speciale. Un'ottima cuoca, una di quelle giovani donne che oltre ad essere già "mamma" lo sono anche per te: per i consigli che ti danno in cucina, per i consigli che ti danno sui figli, per i consigli che ti danno sugli uomini, per i consigli che ti danno perchè ti vogliono proteggere.
Doveva ancora arrivare la nostra notte più bella, perchè di notti a parlare ne abbiamo vissute molte in passato. Ma ieri sera è arrivata la più bella, come di ancora più belle ne arriveranno altre.
Le luci dell'albero di Natale, le luci spente e il nostro sussurrare per non svegliare il figlio già crollato dopo i titoli di coda di Kung Fu Panda 2. Le sue domande, che nessuno mi ha mai fatto, che mi fanno crollare e sussultare perchè mi fanno accorgere di quanto mi conosca e mi sappia leggere dentro.
E' un uscire contenta, in cui mi faccio un'acconciatura strana, mi metto il rossetto più appariscente, per andare nel nido di una persona con cui non ho freni, non ho segreti, riesco a parlare incessantemente nonostante io parli "poco". E non ricevo giudizi, ma solo punti di vista anche diversi.
Ieri sera ho ricevuto il mio regalo di Natale, era sotto il suo albero. Il nuovo libro di Fabio Volo, Le prime luci del mattino. La dedica questa volta era della mia cara amica, non di Fabio Volo come i precedenti. Ed è la dedica più bella.
"Ho scelto questo libro dopo la domanda dell'addetto in libreria. Ho chiesto un bel libro appena uscito, lui mi chiede che tipo è la mia amica a cui lo dovrà regalare. Io rispondo: E' LA SEMPLICITA' E PUREZZA FATTA A PERSONA. Lui mi dice che così non gli ho detto nulla. Però gli avevo già detto TUTTO."

Sunday, November 13, 2011

Thoughts late in the afternoon


Diventa buio troppo presto ma troppo bene oramai. Soprattutto nelle giornate di sole tiepido e limpido come oggi. Martedì scorso è uscito un libro da me tanto atteso che sapevo avrei divorato subito. Murakami Haruki, IQ84. Ho trascorso il week end ormai concluso a convincermi che avrei potuto fare altro che leggere ovunque il mio scrittore preferito: durante la colazione, sul water, sul divano, mentre mescolavo il minestrone, mentre decidevo se andare a correre col cane o rimanere sul divano proprio intenta nella lettura. Leggere romanzi ambientati a Tokyo, di luoghi, tradizioni e usanze che riconosco in quello che ho visto e vissuto anni fa in Giappone mi incolla alle pagine. Forse è per questo che scelgo romanzi che narrano di luoghi che ho visto e che riesco a immaginare con precisione nella mia mente. O forse è per questo che andrei ovunque, pur di poter vedere e non solo immaginare i luoghi su questa Terra.
Mi consola vedere come stia uscendo dalla fase più egoistica della mia prima esistenza e dopo 30 anni di indifferenza verso il mondo che non fosse quello costruito da me, il mio, mi accingo a riflettere su cosa poter fare per il mondo di tutti.
Non ho mai avuto influenze ormonali e sociali nel fare scelte e modellare la mia vita. Ma oggi mi capita spesso di riflettere su cosa potrei offrire ad un immaginario figlio che abbia voglia di ascoltare quello che sua madre ha fatto, pensato e pensa. Amore, sì, ma quei valori che ridendo e mazziando mi sono stati trasmessi fin da piccola. Che oggi non vedo negli altri, non vedo insegnare, non vedo importanti. Il pessimismo e la paura costante di mia madre mi hanno reso ottimista e coraggiosa, perché troppo dolore provavo nel vedere quanto stesse male per ogni piccola incertezza. Inconsciamente, ho fatto il primo atto d’amore verso me stessa nel crescere più forte verso l’esterno.
Ora l’esterno non mi spaventa, mi indigna e come me vorrei non indignasse i miei figli. Ma ai miei figli vorrò insegnare proprio quei valori che ora vedo sempre più raramente importanti. Allora potrei contribuire nel rendere l’esterno più umano, più equo, più vivibile, perché sarei meno preoccupata nel farmi ingravidare allegramente col sapere che domani i miei frutti possano essere più sereni e non per forza guerrieri come ci siamo fatti ridurre.

Friday, November 11, 2011

Sunday

Cosa ne vogliamo fare di questa domenica grigia, ventosa e piovosa?
Cosa ne vogliamo trarre dopo una settimana di ripresa “ai lavori” (che mi sembrano sempre più forzati)?
Rimanere qui sul divano, abbagliata dalla luce proveniente dalla finestra del terrazzo, guardare il giardino muoversi grazie al vento, leggere le riviste comprate in edicola nei giorno scorsi… Mentre un piede scalzo massaggia la testa pelosa del cane che dorme ai miei piedi, che vibra per l’effetto nervoso dei suoi sogni. Chissà cosa sognano i cani…
Preparare una cheesecake un po’ light sostituendo la panna con la ricotta e il Philadelphia, la base di biscotti frollini con un trito di biscotti integrali senza zucchero. Devo muovermi, vorrei ingoiarla tutta dopo pranzo e deve rimanere in frigo 3 ore prima di essere divorata!
Andare al cinema nel tardo pomeriggio a vedere “La criptonite nella borsa” in quella piccola sala sulla via Emilia a Cella. Chissà se andrò mai in un cinema di film erotici, “a luci rosse”, nella mia vita…
Non dovrò preparare il pranzo, le crepe della suocera agli spinaci e ragù sono già nel forno. Potrò fare lo sforzo di accenderlo!
Una corsetta però dovrei proprio farla, sono 2 giorni che non mi muovo… Anche un po’ di esercizi con i pesi per le braccia, se tornano “flaccide” non so come potrei reagire…
Vorrei leggere il libro iniziato la settimana scorsa, “La dimora delle bambole” di Mishima Yukio.
Vorrei… che tu fossi qui, farle insieme. Mi piacciono di più le cose semplici fatte insieme, come la spesa di ieri, chiedere l’affettato tagliato sottile perché a te piace così… Riempire il carrello di broccoli e non riuscire a farli stare tutti in frigo.
Vorrà dire che aspetterò il tuo ritorno per le cose semplici, oggi farò cose difficili.

CHEESECAKE PER DEBOLINI DI INTESTINO ALLA FRUTTA
400 gr di frutta a scelta (io preferisco le fragole in primavera, le pesche in estate, le pere in inverno… sono “stagionale”)
succo di 1 limone
100 gr biscotti secchi integrali (preferisco usare quelli anche senza zucchero)
40 gr burro (Prealpi a basso contenuto di colesterolo)
1 cucchiaio di miele (uso quello d’eucalipto dalle proprietà gastro-protettive per lo stomaco)
2 fogli di gelatina (detta colla di pesce)
2 uova
100 gr di zucchero (uso il succo di mele di Rigoni di Asiago o il fruttosio)
150 gr ricotta o Philadelphia light
2 dl panna fresca

Sbucciare la frutta e tagliarla a pezzetti. Condirla col succo di limone dolcificato (a preferenza). Fare riposare per una decina di minuti.
Sbriciolare i biscotti secchi in una ciotola, aggiungere il burro fatto sciogliere col miele. Stendere i biscotti imbevuti di burro e miele sul fondo di uno stampo a cerniera, 20\22 cm di diametro. Livellare la superficie dei biscotti premendo con il dorso di un cucchiaio.
Distribuire sul fondo la frutta al limone ben sgocciolata.
Separare i tuorli dagli albumi (da tenere).
Immergere la gelatina per 5 minuti in acqua fredda.
Mettere i tuorli in una terrina e mescolare con la frusta insieme allo zucchero per alcuni minuti. Unire la ricotta (o Philadelphia light) e mescolare.
Intiepidire il sughetto della frutta e sciogliervi la gelatina ben strizzata. Unire il sugo della frutta alla ricotta e incorporare delicatamente prima la panna montata poi gli albumi montati a neve ferma.
Versare sulla base dei biscotti e frutta.
Battere un paio di volte lo stampo sul piano di lavoro per assestare la crema.
Mettere in frigo per 3 ore.
Per servire: passare la lama di un coltello tra il dorso dello stampo e la crema. Aprire la cerniera dello stampo. Io decoro la superficie con fettine di frutta usata nell’impasto, ma solamente una volta che quest’ultimo si è solidificato.
Gnam gnam….

Tuesday, November 1, 2011

Damned world

Il senso dell’umorismo di una cara amica mi aveva solleticato l’anima già domenica a pranzo tramite sms: “domani finisce la pacchia, baci”.
Avevo pianificato tutto nei dettagli: tornare al lavoro in ufficio dopo un mese di malattia nel modo più indolore possibile… un giorno e poi riposo, poi ricominciare. Lunedì 31 ottobre era perfetto. Il giorno dopo sarei stata ancora “off”.
Un mese di malattia che mi ha rinnovato lo spirito, non devastato troppo il fisico. Difficile da dimenticare... e da accettare.
Decido di partire da casa in anticipo, percorrermi quel tratto di strada con calma, non facendo ruggire troppo il mio nuovo motore. La nuova colazione “al the” mi ricorda, una volta in auto, che il caffè mi serviva anche “da sveglia”. Pazienza.
Arrivo davanti all’azienda alle 8.24. Ripesco il badge nella borsa, cerco di ricordare da che lato devo scorrerlo sotto al lettore della porta automatica per farla aprire… rifletto da che parte diversa devo passarlo sotto al lettore magnetico delle timbrature-presente.
Mi incammino verso il mio ufficio. Poche superstiti. “Buongiorno a tutti”, non fingendo nemmeno il sorriso. “Ma ciao, vieni qui e fatti vedere… Ma sei in forma!!!”. Se fossi stata cadavere me ne sarei rimasta sul divano che ormai aveva assunto le mie forme a meraviglia.
Arrivo alla mia scrivania, appoggio la mia borsa nello stesso posto, tiro fuori gli occhiali da vista, la mia agenda, il blackberry, posiziono il mio portatile… e TRAGEDIA: noto il portapenne e le pile di appunti, fascicoli, riviste millimetricamente spostate. “Qualcuno ha lavorato alla mia scrivania?”. “No no, figurati…”. Eh sì, mi FIGURO che l’abbiate fatto, ficcando quelle luride manine laccate di rosso ultimo trend e tempestate di bijoux nelle “mie sudate carte”.
Arriva il fenomeno, detto Direttore, che pensa bene di irradiarmi un po’ della sua luce propria… altruista, ricordandosi che da un mese non mi inonda della sue autocelebrazioni. Andiamo a prendere questo caffè, sì, va bene, anche se io non bevo più caffè.
I 30 minuti che ci sono voluti per ricordami che “non esistono più previsioni e proiezioni di mercato e vendite che tengano” io li avrei dedicati alla tisana al cardo mariano ed alla ricerca di una nuova ricetta più vegetariana possibile per il pranzo… solo pochi giorni prima. Quando tento di dire la mia, non mi ascolta, anzi… inizia a riflettere su ciò che mi dovrà dire appena chiuderò il becco. Mi tengo la mia per me, probabilmente aveva voglia di qualcuno che gli stesse accanto per ascoltarsi e non dare nell’occhio parlando da solo.
Ritorno alla scrivania, sono già le 9.15. Inizia la processione delle finte interessate al tuo stato di salute che in realtà vorrebbero che tu sgravassi loro da quelle cose che da un mese sono rimaste lì da fare sulla loro scrivania. “Come stai? Sei bellissima”. “Non mi devi corteggiare per avere una mano….”.
E’ la volta della nuova stagista, pura e libera come una puledra che corre nei prati, con una mise da “Beverly Hills 90210” (l’ombelico scoperto è un look troppo azzardato…le farò notare). “Ciao, tutto bene? Volevo chiederti alcune cose che non ho capito Alessia.” L’ufficio, che ha orecchie ovunque, si ferma. Silenzio. “Lavori qui da due mesi e non sai come mi chiamo?” “Ehm, Alle?!?”. “Alessandra. Per questa volta ho 5 minuti di tempo”  fingendo di aver fatto una battuta ma capendo che sulla puledra c’è ancora molto lavoro da fare.
Stranamente un’azienda di donne ha, da poco, uno stagista anche maschio (perché “uomo” sarebbe una definizione troppo azzardata). Il malcapitato dovrebbe prendere le mie telefonate durante alcune riunioni della mattinata. Prima di pranzo, silenzioso e titubante, si avvicina alla mia scrivania. “Ehm, ho segnato tutte le persone che ti hanno chiamato. Solo che non sapevo se eri tornata ed ho detto che non c’eri”. “Ma se mi hai visto e parlato, come facevo a non esserci?” “Eh Annalisa, pensavo non volessi essere disturbata tutto il giorno ed ho detto che non c’eri.” “Oggi dovrò per forza essere qualcun altro. Ripeto che mi chiamo Alessandra” fingendo ancora una volta di avere fatto una battuta. 
Sconsolata getto uno sguardo in ricerca di sostegno alla mia collega se non amica di sventure seduta poco più in là. La Bacci accetta l’invito. E’ ora di pranzo, volevo comunicarle con uno sguardo che solamente la sua compagnia mi avrebbe allietato il pasto.
Però, dannazione, mi parli anche tu Bacci solo di lavoro durante l’ora ed un quarto di pausa?!? “Perché Alle mi sento senza obiettivi, senza autonomia…” “Ed io mi sentivo così bene a casa…”. Parliamo di come si stia bene nel mondo e nello stile di vita che si sceglie e ci si crea, non di proiezioni per la nuova campagna vendite, “perdddio”!!!
Durante il pomeriggio, una calamita, che ancora non ho localizzato, attira a me le telefonate dei clienti più “rompicoglioni” con cui abbia mai avuto a che fare. 
Alle 16.30 decido di mangiare una mela in sala ristoro. Al tavolo con alcune compagne di ufficio, oggi l’argomento è la lingerie sexy. Mi invitano ad una seduta di shopping venerdì sera dopo il lavoro per acquistare intimo sexy. A 30 anni io ed ai 40 vostri, vogliamo tornare a fare quello che facevamo a 18 anni?!? No grazie, vorrei evolvere e provare cose nuove ad ogni età.
Come concludere una giornata che di piacevole non ha avuto altro se non il pollo alla salsa messicana a pranzo? Con l’arrivo di 2 multe da pagare. E la dissenteria per la salsa messicana un po’ troppo piccante.

Thursday, October 27, 2011

Mi chiamavano Tognan... (da "tognan caghè")


Quello che ero poco più di 10 anni fa è un mistero. Non perché non sappia come fossi. Ma non so come possa essere diventata un piccolo essere vivente molto ribelle, un po’ macabro e troppo mascolino.
Mi ricordano spesso i miei ex compagni di classe che i professori, durante gli anni del liceo, mi chiedevano il permesso di interrogarmi, perché se non era aria… pazienza, ci avrebbero riprovato.
“Alessandra, stai calma… posso farti qualche domanda?” In latino era sempre “no”.
I mezzi per comunicare con l’esterno erano il dito medio, esprimeva un po’ della mia rabbia, spaccare le cose, identificava il mio passaggio, mangiare pizza a spicchi di Olindo seduta su una panchina nel parco. Fin da allora non ho mai bevuto Coca Cola e bevande frizzanti.
Mi truccavo molto gli occhi, scuri, la matita nera era la prima cosa che prendevo in mano ogni mattina. Ora è il BlackBerry. Non che abbia fatto molti passi avanti…
Usavo vagonate di burrocacao. Non perchè usassi molto le labbra per baciare, anzi, all’epoca ero molto sulle mie e schizzinosa.
Vestivo quasi sempre di scuro. I Dottor Martins neri. Ne avrò consumati 3 paia in 3 anni… del resto si camminava “strisciandoli”, le suole non potevano fare a meno di limarsi.
Dopo i 16 anni cominciai a frequentare qualsiasi forma di concerto metal. Nacque il vizio di ascoltare la musica troppo alta, sia nell’ipod sia in macchina. Da perversa ascoltando Marylin Manson (ed andando ai suoi concerti immersa fra gente che non riesco nemmeno a descrivere… avrò rimosso) mi trasformo in intenditrice: Metallica, AC DC, Iron Maiden, Korn, Nine Inch Nails…
Detestavo la musica italiana. Troppo dolce per una “dura”.
Mangiavo solo pizza, quattro salti in padella Findus e patate.
Cominciai a sentire un immenso piacere ed interesse nel viaggiare. All’inizio non capivo se era il benessere dello “scappare”. Invece no, era il piacere di vedere e conoscere altrove. Scrivevo già, in modo un po’ troppo personale e confuso. In italiano avevo la media del 6 perché il professore non capiva i miei temi. “Sei troppo astratta”. Lui era un po’ troppo concreto… che senso aveva scrivere riassunti sulla società italiana al tempo del fascismo quando quegli anni erano i più difficili ed emotivi nella vita di una giovane recluta del mondo? Quindi… scrivevo nei temi quello che avevo voglia di dire, andando “fuori tema”.
Mi sentivo sempre fuori tema.
Nacque il “sentirmi a casa” in un locale che divenne il nostro “covo”, il Vampyria. Mi ricordo una vigilia di Natale festeggiata a bere “anime nere” ed a mangiare “vampyzza” ascoltando musica gothic metal. Ho uno splendido ricordo di quella vigilia, perché feci per la prima volta esattamente quello che avrei voluto fare.
Ero ancora alle prime armi, dovevo capire cosa fare e soprattutto se quel qualcosa era un mio volere o un’aspettativa degli altri.
Giusto, gli altri. Per me GLI ALTRI non esistevano. O meglio, cercavo di non vederli. Gli altri erano dolore, forzature, rabbia.
L’immagine di quegli anni sono io seduta in riva ad un fosso, dove il mio primo cane stava facendo il bagno.
L’immagine di quegli anni sono io rannicchiata a letto nel convincermi che scappare di casa non sarebbe stata la soluzione più ottimale.

E’ tutto questo che mi rende quasi sempre così nervosa ancora oggi? Oggi che non mi trucco gli occhi di nero ma cucino torte ogni week end? Oggi che non ho rabbia verso gli altri ma amore verso i più? Oggi che ripenso a quegli anni con serenità, forse perché il peggio è passato.

Tuesday, October 25, 2011

"Sto malissimo..."


Tornare a respirare… è un’emozione fortissima. Bellissima. Non che l’apnea sia durata pochi minuti… Anni. Ma non mi importa ora. Ora mi interessa capire quello che ho intorno. E dentro.
Ci vuole tempo, volontà perché la cosa più semplice è sempre posticipare. E negare l’importanza delle cose che fanno male.
Ho sempre avuto poco tempo per spiattellarmi in qualche dove, in casa, e guardarmi un film. Più facile era ed è sedermi al cinema, possibilmente non un multi-sala ma una saletta di paese o di centro storico. Qualsiasi fosse stata la natura della settimana trascorsa… il venerdì sera il mio posto era (ed è) là.
L’impossibilità di uscire mi costringe a spalmarmi sul divano ed a vivere un film in modo diverso.
Rai5 è diventata un’ossessione. I film delle 22.00 di rai5 il mio nuovo cinema del venerdì.
E mentre viene trasmessa la reclam di Campari Soda dal jingle poetico “siamo mondi da esplorare” mi preparo una calda tisana di cardo mariano per godermi il film più goduriosamente possibile. Un tempo mi sarei preparata dei popcorn…
Stasera in salotto proietto “Amarsi può darsi”.
Una movimentata e contemporanea storia d’amore (e di divorzio).
Una relazione che nasce in piena gioventù, vista da lei e vista da lui. “Una bella testa” di cui innamorarsi per lei. “Un gran bel culo” per lui. “Io voglio una svolta nella mia vita, un uomo concreto, reale, che mi ami, mi dia affetto, mi capisca, mi ascolti”, lei. “Noi siamo troppo diversi, vogliamo cose diverse. Il solo pensiero di svegliarmi ogni mattina e vederti, sempre in quella casa, sempre in quel letto… mi viene male”, lui. “Io voglio un figlio, ci vuole un figlio” lei. “Ma tu sei pazza, cosa credi che non mi sia accorto che buchi i preservativi con una spilla?!?” lui.
Un flashback lungo tutto il film che riporta alla scena iniziale, di lei e di lui in compagnia dei rispettivi avvocati in tribunale. “Voglio vedere come ne esci questa volta”, lui. “Sicuramente senza di te”, lei.
Trattasi di film di “formazione” per la futura maturità… Come “Il giovane Holden” letto a 15 anni….