Thursday, November 26, 2009

Again and again

Ed eccomi ancora una volta di fronte a loro, questa volta come i più tenaci e forti fans, sotto al palco.
Ce l'ho fatta, pogare su Personal Jesus cantato dai Depeche davanti a me era un sogno, non per tutti...




La mia canzone, proprio la mia, HOME. Ho constatato che Martin ne potrebbe sapere più di me in quanto a stile e fashion trends... Notare la mise di ieri sera...



Wednesday, November 18, 2009

Nebbia e decollete con plateau

Appese ad una lavagna in sughero in camera da letto, le mie prime foto: 2 immagini in bianco e nero della prima ecografia che fece mia madre nel lontano '82. Puntate in mezzo ad altre immagini, più tarde, che raccontano la mia breve ed intensa storia, un titolo lungimirante di un articolo strappato da qualche mensile modaiolo che avrò letto: IL GENIO PRENDE FORMA. COME VOLARE MENTRE TUTTI CAMMINANO.

Un po' pretenzioso, ma accostare l'immagine di me ancora ignara di tutto e di tutti (anzi, non proprio formata) alle parole PRENDE FORMA, mi sembra, ancora adesso che le riguardo sulla parete, un lampo di follia geniale.


Eh si nota quando ho tempo, tempo per i miei capricci, per guardare con attenzione me stessa nel corso degli anni. Sì, perché le pareti di casa mia sono le mie avventure, le più belle.

Mattino nebbioso, in Val Padana. Colpita come più della metà dei terrestri dall'influenza (non so se A, B o C ma comunque scelgo la busta C, come "col cazzo che vengo al lavoro con la febbre").

Ho cucinato con particolare lentezza e tranquillità la colazione (anche perché non ho tutta questa energia per fare le cose più velocemente), ultimato un libercolo che mi perseguitava da qualche settimana mentre affrontavo i bisogni primari nel mio caldo e familiare bagno, risposto e scritto a qualche e-mail di lavoro (si affaticano a farti credere che nessuno è indispensabile, allora spiegatemi perché dovete inibirmi ancora di più il sistema immunitario anche durante la convalescenza).


Lost in Fashion, di Silvia Paoli. Da leggere solamente nel caso voi siate fashion addicted, desiderose di lavorare nel mondo della moda (vi farà cambiare idea) ed alla ricerca degli ultimi must have delle fashion writers. Consigliato sotto un ombrellone nei mesi estivi, perché fa sorridere ed è alquanto leggero, o durante una sofferente malattia, perché continua a farvi pensare al lavoro anche quando siete sotto le coperte con 38 di febbre…bisogna pur rimanere sul pezzo.

Vorrei capire se il romanzo sia un'autobiografia un po' colorita della nota giornalista caporedattrice moda di Vanity Fair. Interessante, in quanto Irene, la protagonista della storia narrata, trascorre momenti di forte scontro tra corpo e spirito, incerta sul futuro da scegliere: mondo della moda o massaggiatrice?!? Ed io: mondo della moda o piccola narrante\ficcanaso di origini campagnole?!? Credo che la seconda scelta implichi, però, un'ulteriore ricerca: uomo prestante dagli occhi chiari in grado di rendermi felice allungando un po' del Dio denaro (scrivere non renderebbe quanto vorrei)…e non solo (devo pur goderne…).


Scriverò a Silvia Paoli: "Cara Silvia, lavoro in una delle sue aziende moda preferite, nella quale ogni giorno progettiamo e produciamo quei splendidi blazer e cappotti in cachemire di cui lei, scrive, non può fare a meno. Vorrei chiederle, con molto rispetto e discrezione, perché nel libro conclude scegliendo il mondo della moda…ma nella realtà sta seguendo un corso per insegnante di Pilates, dimettendosi dall'incarico al giornale. Forse è bene far sognare le lettrici che la strada percorsa sia, comunque, quella giusta e convincerle che è bene tenere i piedi ben piantati per terra? A tal proposito…compro almeno due paia di scarpe, rigorosamente col tacco, nuove al mese… Crede che questo possa aiutare a tenere i piedi in scarpe sbagliate ma, illudendoci, giuste? Poi ora che è trendy il decollete e sandalo con plateau, ho la falcata ancora più felina e sicura… ma forse nell'ambiente sbagliato".

Monday, November 16, 2009

I-tunes è un pò il nostro cuore

"Quando persi sotto tante stelle, ci chiediamo cosa siamo venuti a fare". Elisa canta. "Che cos'è l'amore, stringiamoci più forte ancora, teniamoci vicino al cuore". Giuliano canta con Elisa. Ed è una sera di nebbia autunnale. Come tante altre che ho vissuto, ma ognuna sempre diversa.
"Eppure sentire dei sogni in fondo ad un pianto". Elisa continua a cantare. "C'è un senso di te", c'è un senso di me, soprattutto di me, in ogni serata che trascorro, diversa una dall'altra, diverso il cuscino in cui dormire questa notte, diversa la città, diverso il mio cuore che brontola o dorme sereno aspettando il ritorno.

Stasera non devo tornare, sono a casa.

"Ci sono giorni in cui mi sveglio spento, e tutto sommato provo a starci dentro" [...] "finchè arriverà il mio momento, tu stammi accanto" una sorpresa, piccola cosa, ma sentire lui che la cantava a squarciagola con me in macchina al ritorno da una passeggiata in alta montagna è stata una carezza al cuore, forse ad entrambi i cuori. Non avevo mai duettato prima, men che meno con un compagno di viaggio (forse non solo di viaggio) che non sapevo nemmeno conoscesse una canzone così poco commerciale.
"Le incomprensioni sono così strane, bisognerebbe evitarle sempre...domani invece devo ripartire [...] il mio pensiero ti andrà a cercare tutte le volte che ti vorrei parlare...." Zampaglione è un romanticone, questa canzone mi ricorda la delicatezza delle parole e dei gesti, soprattutto dei miei, dei nostri.

Sistemare la libreria di I-Tunes durante un lunedì sera di inizio influenza potrebbe avere effetti indesiderati (o cercati). Ripercorrere le proprie emozioni, le storie d'amore e d'amicizia, i loro momenti, ogni canzone ha un colore ed una smorfia in volto.
Stop me dei Planet Funk mi fa sorridere, è stato il mio primo bagno di notte a Forte dei Marmi, in mutande, beccata in pieno da un bagnino notturno, sgattaiolai sotto ad un pedalò rovesciato stringendomi le tettine come due rubinetti dell'acqua calda, ma il freddo "porco" rimase....
When Love Takes Over, David Guetta. L'estate 2009, il mio culone al sole e vento delle Cinque Terre con le infinite parole della Vero al mio fianco, recidiva "ma lo ami o non lo ami?". Di cosa potranno mai parlare due amiche mentre prendono il sole immerse in un quantitativo imbarazzante di Australian Gold?!? L'uomo stronzo di turno e le tecniche per arginarlo, come aumentare il livello di melanina prima che arrivi l'ultimo giorno di vacanza, cosa ci si è portate in valigia e come vestirsi e truccarsi la sera stessa per uscire a cena.

"Ho perduto la mia libertà....ho cercato l'amore negli occhi di tutte le donne, baciando le labbra di chi non ne da, ho dormito per terre straniere coperte di foglie, cercando l'altra metà" mi ricorda lui, non proprio Cesare Cremonini, ma L'Altra Metà.
"Camminando più veloce dell'ombra al mio fianco", un uomo aspettava il mio canto, nonostante sia stonatissima...ma ha pur avuto il coraggio di cantare con me canzoni a sorpresa!!!

Saturday, November 14, 2009

Patati da 'a Sila


Quando mi è stato detto che non potevo più rimandare il viaggio di lavoro in Calabria, ne ho preso atto come si prende atto del dover prendere una medicina rivoltante da assumere più volte al giorno pur di guarire.
Sveglia ancora prima dell'alba per prendere il primo volo alle 7.00, tutto questo per poter arrivare in tempo al primo appuntamento. Scalo a Roma Fiumicino, pari ad una bastonata nei denti, proprio appena riuscita ad addormentarti sul primo volo quando, all'improvviso, una voce squillante di stuart baritono ti avvisa che stiamo iniziando la discesa su Roma.
Ultimo volo in cui non riesci ad addormentarti, controlli alcune cosette utili ai fini dello scontro sul ring coi clienti, finisci di leggere il quotidiano datoti in omaggio e ricomincia la discesa su Lamezia Terme. Calabria, arrivo.

Partenza con piede sbagliato: non posso pretendere di essere accolta, all'uscita dall'aeroporto, da palme e vegetazione rigogliosa, sole caldo sulla mia pelle color latte (poco prima che vada a male). Però, potevo pretendere di non essere investita da secchiate d'acqua e vento gelido.

Questa settimana si è rivelata un ottimo antidoto alla mia ignoranza. Si, perchè io faccio parte dei Tommasi che non sanno quello che non vedono e, ahimè, non ci credono.

La Calabria è una terra meravigliosa e sconosciuta. Conosciamo le spiagge, soprattutto la costa tirrenica, il clima meraviglioso ed il mare. Ma questo è solo una piccola parte.
Il cuore della gente che vive, nata qui, è, forse, quello più pulsante in tutta Italia: ospitalità come sacro valore, amore per la propria terra, rispetto per le tradizioni che non sono viste come un ostacolo alla contemporaneità ma un passaporto vincente per affrontare meglio il futuro con la sicurezza del passato, quello buono.
I territori più nascosti, non volontariamente, della Calabria sono quelli a cui non appartiene il mare: la montagna.
L'Aspromonte è un nome che si ricorda, non positivamente. Catena montuosa reggina, era il nascondiglio perfetto all'epoca dei sequestri degli anni '80 e '90. Oggi non ci si nasconde più: parco nazionale, tenta di farsi conoscere comunicando con i pochi mezzi e media a disposizione, che sono quasi inesistenti. Difficile trasformare nella mente della gente le stupende grotte rocciose ex meta di malviventi in un paradiso naturalistico.
Quando giovedì mattina ho attraversato l'altopiano de La Sila per raggiungere Crotone, mi si è aperto davanti agli occhi uno spettacolo naturalistico che nulla invidia alle Alpi. Colori autunnali vivi, cielo terso, pascoli di ovini, laghi dispersi in fondo a vallate da scenari lunari. Io, ignorante, non sapevo che La Sila per i calabresi è l'alterego delle Dolomiti per noi gente del nord. Ma sapevo che qui si coltivano le famose patate silane, quelle rossicce e grandi, saporite. A pranzo mi appropinquo ad un'osteria a Camigliatello Silano, Peccati di Gola, dove mi servono un piatto degno di chi vuol rimanere leggero: maialino silano alle braci con patate silane saltate. 5,00€. Mai mangiate patate così buone. E mai speso così poco per uscire e non riuscire a riallacciami i pantaloni.

Sunday, October 25, 2009

Aiutatemi, vi prego!!!

Sto attraversando un periodo NO o, per capirci meglio, un periodo sfigato.

Di quelli in cui sei perennemente in allerta, nervosa, in agguato. Il problema è capire per quale grosso e spaventoso pericolo mi si stanno raddrizzando così tanto le antenne. Mah, si starà avvicinando il 21 dicembre 2012.

In ordine.

Il vetro anteriore dell’auto aziendale grossolanamente crepato causa sasso scalfito da una ruota di camion che procedeva innanzi a me prima del sorpasso, segue grosso sgagazzo per il rumore e la crepa che pian piano si allargava ed allungava durante il viaggio.

Appuntamento dall’estetista di fiducia, ceretta all’inguine. 7 estetiste in un piccolo loculo-locale adibito ad istituto di bellezza. Mi capita l’unica su 7 non delicata, quella giovane giovane, appena assunta, alle prime armi. “Ti sto facendo male eh?” sogghigna nel mentre. Io, sudando caldo per il dolore e cercando di trattenere le grida ad ogni strappo, “si, molto”. Lei procede come se niente fosse. Devo trovare un modo per chiedere al momento della prenotazione telefonica di allontanare la giovane biondina da me al mio arrivo.

Dopo 2 anni di servizio la piastra per capelli super tecnologica non si accende, proprio il giorno in cui avrei dovuto avere capelli lisci, profumati ed invidiabili. Provo a sbatterla contro qualsiasi superficie dura, durissima, prenderla a calci. Deve essere un problema non risolvibile con la solita “botta”. Però adesso come faccio? Mi sta aspettando un essere maschile dopo lunghi periodi di astinenza e sembro un riccio. Potrei farmi asfaltare. In fondo dopo si appiattiscono anche loro, poveretti.

Saturday, October 24, 2009

Amici miei (atto unico)


E' un atto unico, lungo una vita... almeno spero. Zingarate di gruppo poche, molte a coppia mista.
Riguardare le foto al ritorno dalle nostre divertenti prestazioni è proprio come vedere alcune scene del celebre film degli anni '70 di Mario Monicelli.
Anche tra noi cala il silenzio al ritorno dalle zingarate, silenzio che vuol dire ritorno alla normalità, alla quotidianità ed all'amarezza di ciò che ognuno di noi vive non per scelta.
Ci si cerca per star bene, per evadere dalla serietà che ci costringiamo a far nostra durante il giorno. "Sparare cazzate in discorsi intelligenti" è la nostra qualità migliore.
E siamo in quattro come rimasero i celebri amici dopo la morte del giornalista Perozzi, l'io narrante del primo atto.
Lei si innamora, perde la testa, sparisce fra i suoi pensieri e le sue lacrime, proprio come l'archittetto Melandri che "aveva visto la Madonna". Ma torna sempre, rinsavisce, torna a fare la zingara ed a divertirsi.
Io sono apparentemente la più seria, che si rivela la più folle del gruppo, come il professor Sassaroli. Peccato che non possa vantarmi di avere "molte nipoti da parte di fava" (nel mio caso "molti nipoti da parte di patata").
Il conte Lello Mascetti è colui che più mi dà corda: nonostante tutti i suoi difetti, mantiene alta la sua dignità, non accetta elemosine, accetta l'ospitalità ma non le collette. Proprio colui che guarda gli altri lavorare, è quello più abile a far risparmiare.
E poi c'è Il Necchi: cinico e maschilista convinto. Un folle, che avverte i segnali di cambiamento nella propria vita un giorno si ed uno no. Ora ha preso un patentino come dog-sitter: sentiva il bisogno di un contatto "più umano" di quello con gli umani stessi.
Quando penso che alcuni aspetti della mia vita sembrino la sceneggiatura di un film non mento a me stessa.
Mi piace guardare il mio film: è SPASSOSO.

Sunday, October 18, 2009

Scelte (molto?) spirituali

Eremita= religioso che sceglie di vivere appartato in luoghi remoti.
Giornata di sabato, dopo una settimana di forzate pubbliche relazioni in giro per l'Italia= fare l'eremita.
Nessun luogo remoto, solo il tepore ottenuto dal camino acceso di casa mia ed il divano di fronte. Poche letture, alternarsi di un libro poco impegnativo che mi faccia spensierare e sorridere
(è il turno di Lost in Fashion di Silvia Paoli) ed uno da concentrazione (Le quattro casalinghe di Tokyo di Natsuo Kirino). Inframmezzare il tutto con qualche sms ad amiche e parenti, per marcare il territorio. Messaggio subliminare da trasmettere: non mi sono dimenticata di voi, vi voglio bene, ma non ho la forza nemmeno questo week end di alzarmi dal divano.
Fare qualcosa con le mani: cucinare ed impastare (scaricare lo stress da qualcosa andato storto durante la settimana dando cazzotti all'impasto), fare qualche servizietto da Cenerentola-colf (sfregare sempre più forte da procurare qualche scintilla, come se il soprammobile fosse il tuo capo insaziabile).
Pensare, cencando di farlo riguardo a qualsiasi cosa tranne il lavoro. Devo pur rilassarmi!
Valutare in quale locale poter andare in tarda serata, per farmi vedere almeno dagli amici più cari e non indurli ad etichettarmi come una morte bianca (il lavoro uccide anche l'anima, non solo il corpo).

Di religioso c'è ben poco, se non il silenzio che deve regnare in casa durante il giorno di eremitaggio. Anzi, di religioso c'è l'obiettivo che mi pongo: attendere l'avvento dell'Età dello Spirito, sono stanca di vivere in questa Età dell'Oro. Mi procura troppo stress.
Come Gioacchino da Fiore, attendo tempi migliori influenzando i tempi che vivo di oppressione.
Risultato: alle 9 di sera sono ancora immersa sotto una calda coperta di pile sul divano, tisana drenante bollente sul tavolino a fianco, cani stecchiti dal sonno ai piedi, libro non impegnativo in mano.
Sto lottando contro la mia crisi economica (non esco, non spendo) e contro la mia crisi spirituale (due parole con me stessa).
Ed anche per questa settimana amici & Co. cercheranno l'annuncio sul giornale locale: Allefer, ennesima morte bianca.

Thursday, October 15, 2009

Manuale della giovane pezzente

La giovane pezzente alloggia in un hotel a quattro stelle, pagato dall'azienda, e viaggia su un auto aziendale, quest'ultima station wagon, come se dovesse portare con sè chissà quale bagaglio. Lavora nel mondo della moda, ma di griffato può permettersi ben poco, se non super scontato ed omaggiato, ancora una volta, dall'azienda. Il bagaglio è solitamente solo uno, formato da "abiti" che sono vere e proprie "divise", da dover indossare durante l'orario di lavoro come miglior maschera alla sua stanchezza e voglia di fuga. Sembra quasi sempre una persona seria e sicura di sè con quel sorriso e cappotto di cashmere.
Ma il meglio di sè, la giovane pezzente, riesce a darlo fuori dalle spese rimborsate dall'azienda.
Imparerà a contenere la sua smisurata passione per le scarpe provando ogni modello l'avesse fatta innamorare a prima vista dalla vetrina: entrerà in negozio, "buonasera (pausa), vorrei provare quel paio di decollete in vetrina....porto il 39". Le indosserà entrambe, se le guarderà allo specchio e chiederà il prezzo. Le risponderanno "questo è l'ultimo modello di Prada di questa stagione, 427,00€". Sorriderà e con
nonchalance dirà "sono bellissime, ci penso e torno per prenderle". Non tornerà mai più in quel negozio. Anzi, farà in modo di non passarci più davanti.
La giovane pezzente sa che questo può essere fatto soltanto in città lontane dalla propria, ma sa anche che questa è l'unica fonte di affetto ed amore che può avere lontano da casa. Scarpe griffate ai propri piedi per pochi minuti.
Per proprietà transitiva, GIOVANE PEZZENTE : MODA = MODA : AZIENDA, quindi GIOVANE PEZZENTE : AZIENDA. E' naturale che la giovane pezzente sia così dedita all'azienda, almeno le permette di dormire in hotel splendidi e mangiare abbonantemente: queste sono spese rimborsate.

Thursday, October 1, 2009

Hero of the day

6.45: no, ancora mezz'ora...sposto la sveglia "giorni feriali" sul blackberry alle 7.00. Volevo lavarmi i capelli stamattina, ma chi se ne frega, li legherò in una bella e alta coda liscia. E' anche trendy.
7.00: oddio, non ho più scusanti nè scappatoie. Mi devo alzare...qualche minuto in cui mi sfrego gli occhi, stiracchio e penso a cosa mettermi.
Preparo l'impasto della crepes, accendo il fuoco
lento, verso l'impasto che non deve essere troppo liquido e mi dirigo davanti all'armadio.
Oggi jeans, camicia, golfino...noooo, tacchi oggi no, stivaletti da maschiaccio.

In ufficio bevo tanta acqua, per poter fare tanta "plin plin". Tanta plin plin significa alzarsi spesso, camminare verso la toilette, un lungo corridoio in cui non suonano telefoni, non esplode il panico per un ritardo di mezz'ora nella consegna di un progetto, non senti schiamazzare commenti inutili sulla mise sbagliata di qualche collega. I più ignorano che una faccia intelligente può indossare quello che vuole.
Ti allontani un momento e ti hanno già cercato al telefono. Richiami. Devi preparare una e-mail urgente, lunga quanto la Bibbia, che però di sacro e profetico ha ben poco.
Ed è metà pomeriggio...anche oggi ho mangiato qualche galletta di mais davanti al monitor del pc. Cosa avrei veramente voglia di fare se fossi fuori da queste quattro mura?

E poi ti arriva l'e-mail della collega che deve andare ad una festa e non sa cosa mettersi. Ti lusinga, "scrivo a te Alle perchè hai gran gusto", però ha trascorso le ultime settimane senza nemmeno salutarti (non dico rivolgerti la parola e farti un discorso). Ed è seduta tre scrivanie più in là.

Si dimette una collega storica, in azienda da 14 anni. Un regalo mediamente dispendioso per colmare la mancanza di affetto che metteranno nel salutarla l'ultimo giorno di lavoro.

Ed è sera, esci da questa freddezza e apparenza.
Chiami il mondo per poter infondere affetto e simpatia. Per riceverlo. Esiste anche nella mia vita, non lavorativa.
Peccato che si lavori di più di quanto si faccia l'amore e ci si diverta.
Ma non mi arrendo. Mi sento un eroe a tarda serata, con gli occhi semi-chiusi davanti, ancora una volta, ad uno schermo di un pc, questa volta per scrivere di me e della mia mente . Ad occhi quasi chiusi mi ostino a leggere qualche pagina del libro che poggia sul mio comodino, dopo aver corso per 4 km sul tapis roulant. Poi anche gli eroi crollano, spesso senza farsi nemmeno la doccia.
Va beh, domani mattina mi alzerò prima, così mi lavo i capelli.

Saturday, September 19, 2009

Il bello delle donne

Non il celebre polpettone della tv commerciale con Stefania Sandrelli e compagnia bella.

Bernard Malamud scrive che le donne vivono due vite: una in cui imparano e una in cui iniziano a vivere davvero.

Non posso ancora raccontare la mia “vita davvero”, sono ancora nella fase in cui imparo e, spesso, anche in modo non delicato.

Ma posso raccontare la “vita davvero” di alcune, non molte, donne che incontro ogni giorno, che ho la fortuna di conoscere grazie al mio sporco lavoro, che di incontri me ne fa fare tanti, ma pochi che lascino il segno.

Anna, avvocato di Palermo, passionale e sanguigna come ogni donna originaria della Sicilia. Una settimana in sua compagnia mi ha fatto amare Palermo, soprattutto di notte, in sella alla sua Mini, ascoltando Radio Montecarlo e le sue parole da Cicerone d’occasione. Era sposata da qualche mese col suo primo marito quando incontrò l’uomo della sua vita durante una cena. Lascerà il marito quella sera stessa dicendogli, dopo alcuni sguardi con il suo futuro uomo, che si era appena resa conto di aver fatto un errore a sposarlo. Dopo pochi giorni andò a convivere con quello che sarebbe diventato il suo secondo marito e l’amore più grande mai avuto. Oggi single, decide di avere un figlio a quattro zampe che chiamerà Pasquale e di fare un fioretto: non avere nessun uomo per almeno qualche anno. Assorbe troppe energie e lei deve recuperarle. Durante le numerose cene insieme mi racconta talmente tanti aneddoti che le appartengono, realmente accaduti, che mi sembra di ascoltare racconti di più vite insieme. Una voglia di vivere vera, di farlo divertendosi e godendosela. “Pappina (sopranome che mi diede dopo che stetti male di stomaco una sera dopo una cena a base di frutti di mare crudi), fatti di qualcosa, anche solo di pistacchio, ma vivi”. Eh per la prima volta mi sono sentita realmente in credito con la vita: devo e voglio riscuotere ancora tanto.

Laura, invece, vive a Cuneo da quanto è nata. Una città molto chiusa e grigia, troppo conservatrice. Decide di andare controcorrente: si sposa quasi quarantenne, decidendo di non avere figli perché troppo impegnativi. Lei aveva troppe cose da fare e ne ha tutt’ora. Non voleva aggiungere un ennesimo cambio di pannolini o una visita dal pediatra sulla sua agenda. Aperta, nonostante sia cuneese. Serena nel far capire che i figli, nel proprio matrimonio, non sono arrivati per scelta, non perché non può averne.

Annuccia non vede tanto bene. Dopo giorni in cui lavoravamo insieme, si avvicina e mi fissa in modo strano, che bei occhi che hai! Ma Annuccia, ci vediamo da giorni (la mia solita poca delicatezza)! Eh, ma io non vedo bene, solo quando mi avvicino tanto. A pochi anni dalla pensione, una soddisfazione immensa nel aver fatto studiare i figli, laureati entrambi e professionisti a Milano, emigrati. Lei che la Sicilia ha deciso di non abbandonarla mai. Le brillano quegli occhi che vedono poco, ancora oggi, quando parla col marito al telefono, preoccupandosi di cosa poter comprare per cena. La sua seconda vita da coppia è iniziata da quando anche il secondo figlio se n’è andato. Sono ancora innamorata di mio marito. L’amore è ancora in tutto e per tutto. Io sorrido, perché queste sono le cose che vorrei potessero vivere tutti.

Ed un domani proprio io.