Sunday, April 15, 2012

Times like these

Gli sguardi complici durante una cena tra amiche, durante la quale vuoi dire e non dire qualcosa perchè sai che solamente una persona tra tutte potrebbe capirti. E quella persona sono io, non mi ha mai lusingato così tanto guardarti negli occhi mentre facciamo un brindisi e dici "alle persone vere" con un mezzo sorriso, come se fosse così difficile esserlo. E' più difficile trovarne. Ma io in te l'ho trovata. Tu dici di essere stata la prima a trovarla in me. Nemmeno con l'uomo dei miei sogni ho trascorso mezz'ora sotto la pioggia a parlare, di fianco alle nostre auto prima di tornare a casa dopo cena. Vederti raccontare il dolore che stai vivendo una volta gettata la maschera del sabato sera a casa di amici, una volta usciti da quel salotto "perfetto". Non sono riuscita a capire se piangevi mentre mi confidavi la realtà, o semplicemente cominciavamo ad essere inzuppate dalla pioggia. Sei sempre stata una sorella, amica, a volte madre perchè tu stessa sei già madre. E ieri sera mentre ti guardavo raccontarmi ancora una volta quanto sia difficile rimanere scottati dalla quotidianità mi ronzava un ritornello in testa, una di quelle canzoni che ascolto quando ho bisogno di caricarmi di speranza e non di rabbia. Ascoltavo, capito e canticchiavo questa canzone. Ottimista di natura non basta per spiegare perchè penso che andrà meglio. Che vinca il buono è una certezza che prima o poi avrò. 

I am a new day rising 
I'm a brand new sky 
To hang the stars upon tonight 
I am a little divided Do I stay or run away 
And leave it all behind? 
It's times like these you learn to live again 
It's times like these you give and give again 
It's times like these you learn to love again 
It's times like these time and time again

Wednesday, March 7, 2012

Kalimera


Domenica pomeriggio camminavo a passo svelto con l’ipod in mano, cuffie nelle orecchie, Explosions in the sky ad alto volume. Una domenica come tante, forse, musica e jogging nel primo pomeriggio. Se non fosse che camminavo per la prima volta in Grecia, per la precisione a Salonicco sul lungo mare. Ogni tanto la coscienza cerca di immaginare anche qualche spiraglio del futuro, uno spiraglio mi vedeva in Grecia dispersa in qualche isola, d’estate, in vacanza e non sola.
La realtà mi ha riservato tutt’altro. Sola e per lavoro, all’inizio di una primavera che comincia a farsi sentire.
I greci sono un po’ italiani, amano parlare, chiedere, conversare, bere caffè. Ecco forse perché non mi sento così lontana.
Un taxista lunedì mattina, mentre mi accompagnava ad un appuntamento, mi racconta la storia di Salonicco: è il nome di una donna, di una donna amata da un principe greco che per corteggiarla e dimostrarle il suo amore diede il nome dell’amata alle sue terre: Thessaloniki.
E Salonicco è un po’ una piccola Parigi greca, con i suoi caffè, le sue viuzze centrali piene di negozi in cui perdersi, pezzi di storia ovunque.
Domani parto, torno a casa. Certo che qui sono stata proprio bene, non mi capitava da tempo di sentirmi a casa in una città mai vista e vissuta prima. 

Una GRANDE verità....

‎"Abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse, autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti.
Spendiamo di più, ma abbiamo meno, abbiamo case più grandi e famiglie più piccole, più comodità, ma meno tempo.
Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso, più conoscenza, ma meno giudizio, più esperti, e ancor più problemi, più medicine, ma meno benessere.
Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà, ma ridotto i nostri valori.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.
Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere, ma non come vivere.
Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni.
Siamo andati e tornati dalla Luna, ma non riusciamo ad attraversare il pianerottolo per incontrare un nuovo vicino di casa.
Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno.
Abbiamo pulito l’aria, ma inquinato l’anima.
Abbiamo dominato l’atomo, ma non i pregiudizi.
Scriviamo di più, ma impariamo meno.
Pianifichiamo di più, ma realizziamo meno.
Abbiamo imparato a sbrigarci, ma non ad aspettare.
Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta, grandi uomini e piccoli caratteri, ricchi profitti e povere relazioni.
Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi, case più belle ma famiglie distrutte.
Questi sono i tempi dei viaggi veloci, dei pannolini usa e getta, della moralità a perdere, dei corpi sovrappeso e delle pillole che possono farti fare di tutto, dal rallegrarti al calmarti, all’ucciderti.
E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino."
- Dalai Lama -

Sunday, February 19, 2012

Perchè ormai ho capito - sono finito.


"Io sono l'uomo che attraversa ogni giorno per dieci anni un incrocio vicino a casa sua e non vede che c'è un segnale di precedenza. Sono l'uomo che, in questi dieci anni, assiste ad almeno tre potature degli alberi che coprono il segnale con le loro fronde, e ogni volta riflette lungamente su quanto poco basti, dopotutto, per rendere ignoto un panorama familiare, e intanto continua a non vedere quel segnale. E sono il padre che buca regolarmente quell'incrocio insieme al figlio, in macchina e qualche volta addirittura anche in Vespa, tenendoselo ben stretto tra le gambe dopo avergli calcato in testa il caschetto non omologato comprato a Porta Portese, convinto di proteggerlo come nessun altro al mondo potrebbe fare. Quell'uomo sono io. Ma sono anche il figlio che non è andato d'accordo con il padre, naturalmente per colpa del padre, e che non si è mai domandato chi fosse veramente il padre. Sono il marito che si è sforzato di non tradire la moglie, come se al suo matrimonio potesse accadere soltanto quello, e non si è accorto che la moglie lo tradiva. Sono il fratello che ha criticato la sorella, le idee politiche della sorella, le amicizie della sorella, i fidanzati della sorella, il marito della sorella, convinto di avere sempre ragione, e ora non fa una vita tanto diversa dalla sorella. Sono lo zio di tre nipotini che hanno soggezione di lui. Sono l'uomo che alle cene racconta sempre le stesse cose. Sono l'uomo che non abbellisce la propria casa pur avendo i soldi per farlo. Sono l'uomo che quando vede una pistola cerca un poliziotto, l'uomo che dona gli assegni senza girarli. Io sono l'uomo che smette di fumare e poi ricomincia. Sono lo scacchista che promette mirabilia e poi smette di giocare perché non riesce a sopportare le sconfitte. Sono l'uomo dalla memoria formidabile che sta perdendo la memoria. Sono lo scrittore per ragazzi che ruba le idee a destra e a sinistra, e che sostiene di non voler essere nulla più di questo, ma mente, perché lo vorrebbe eccome…"
Da "La forza del passato" di Sandro Veronesi

Saturday, February 11, 2012

Dammi un bacio

Ieri prima di imbarcarmi sul volo che mi avrebbe portato a casa (finalmente) all'aeroporto di Roma Fiumicino, ho fatto la mia solita incursione in edicola. Riviste femminili a caso.
Su Amica di febbraio mi colpisce un articolo sulla capacità femminile di flirtare, di cui voglio riportare uno stralcio, il più sensuale:

Ci sono stati tanti uomini con cui avrei voluto spingermi oltre. A volte, se ero fortunata, il gioco portava un bacio. Un bacio può essere potente e magico. Può far cominciare una guerra o far finire una faida. Dipende solo da chi stai baciando, non tutti sono in grado di travolgerti con il semplice tocco delle labbra. 
Ci sono uomini che sbavano, altri che hanno l'alito pesante, ma se sei fortunata quel bacio può accendere un fuoco profondo nella tua anima, spalancare una diga di emozioni e di passione.

Ci sono molti tipi di bacio, che possono dire o significare cose diverse. [...] Sono comunque tutti piacevoli e le nostre vite sarebbero vuote senza. Ma quei baci che fanno scattare un'esplosione di passione, quelli che dicono: "ti voglio, ho bisogno di te, ti devo avere e non posso aspettare un secondo di più", sono quelli che tutti desideriamo. Un bacio di quel genere può creare problemi però. Può sconvolgerti il cervello facendoti dire: " no, non dovrei farlo" e qualche istante dopo "si, lo faccio". 

Just landed in my home

What are people doing at home? Forced to remain at home because of snow.
Wind and snow should help people to have time to think.
These days thinking about ourselves, our life, the kind of our life is increasingly difficult: no time to smile, no reason to smile, no time for friends, no words for friends, no fascination for silence and speaking with people we love.
When everything stops, no shopping, no funny dinner with mask, no useless appetizer, no entertainment... what happens in people?
Boredom? Or maybe....a glorious awakening?

Saturday, January 14, 2012

Andate voi. A me piace qui.


Faccio incontri interessanti ultimamente. O forse ho sempre avuto l’occasione per farli ma poca attenzione nel notarli.
Al ritorno dal lavoro o da qualche serata divertente, ormai da settimane, una nutria che ho soprannominato Poldo mi aspetta davanti al cancello di casa. Non che sia un animale da compagnia la nutria e nemmeno da simpatia. Ma Poldo rientra nella tana poco distante il mio giardino, sereno, dopo essersi accertato del mio rientro a casa. Ieri sera, al ritorno da una serata a base di cibarie etniche greche in un bel localino del centro, Poldo aspettava. Seduto come sempre, ma accompagnato da un altro suo simile. La seconda nutria, più piccolina, soprannominata al volo Gertrude, penso sia sua moglie. Voleva che anche lei mi vedesse? Hanno osservato l’apertura del cancello, la macchina in garage, il mio salire le scale, il mio chiudere la porta e si sono ritirati ancora una volta nella loro tana. Ho come la sensazione di essere materiale interessante di conversazione per loro. Poldo le avrà parlato di me le sere scorse, prima di addormentarsi con lei, a letto. Anche loro avranno un loro modo di conversare…gli argomenti preferiti potrebbero essere le stranezze umane. Le mie.
Mercoledì a pranzo, scelgo gamberi e verdure in un sushi bar di Genova. Tanta gente, sono sola, mi accomodo ad un tavolo occupato già da una donna ed una piccola bambina in spalla. La donna parla da sola, in continuazione. All’inizio penso che stia parlando con la bambina, ma le parole e gli argomenti erano di portata un po’ troppo razionale per una bimba di 3 anni. Cerco tra il suo mangiare e parlare di notare un auricolare: magari era al telefono con qualcuno. Nessun auricolare. Parlava con se stessa. Spinta da un moto di solidarietà femminile, cerco di farla parlare almeno con me, facendole i complimenti per la bimba che nel frattempo giocava su un seggiolino di fianco. “Questa è la terza, ma è molto brava”. “Complimenti, in un momento in cui si fanno sempre meno figli, vedere l’orgoglio di chi sceglie di farne è un piacere”. “I figli sono speranza” e mi sorride. Mi alzo e mi incammino, sentendomi molto piccola. La donna che parlava da sola parlava con la speranza di sentirsi ascoltata. Forse avrei dovuto continuare a farsi ascoltare da sè.
Al ritorno da Genova, un incidente sull’autostrada della Cisa, è la causa del mio sostare 2 ore in colonna. A motore spento. Ore 18.00. Ho sete. Ore 19.00. Dovrei fare la pipì. Ore 20.00. Ho fame e vorrei non dormire qui. Sola, immersa nell’appennino Tosco-Emiliano, al buio, non ho paura. Circondata da quelle montagne che comincio a conoscere molto bene perché temute ad inizio scalata ed amate in vetta, comincio a pensare che i 30 anni mi facciano molto bene. La consapevolezza di ogni emozione che mi suscita ogni diversa circostanza è ciò che i 20 anni non mi avevano dato.
Adesso mi fermo. Ogni tanto.
“Andate voi. A me piace qui” potrebbe essere il titolo dell’album fotografico e non solo dell’arrivo dei miei 30 anni.

Sunday, January 8, 2012

Senza scopa...

Monte Marmagna 06.01.12
Il 2012 è iniziato con una bella scommessa con me stessa. Vinta.
Senza l'aiuto di una scopa, nonostante fosse il 6 gennaio ed io fossi imbacuccata come la Befana.
Grazie Mario per avermi incoraggiato a "tenere il passo e farmi il fiato". Per avermi chiesto durante la discesa un pò affannata "come è stato secondo te? ti è piaciuto?". Si papà, molto. Soprattutto perchè eravamo insieme e sei riuscito a trasmettermi ancora una volta una tua passione, l'alpinismo, e le tue esperienze.
Grazie Schiffiurd che mi alzi dal letto alle 6 di mattina carico come una molla durante le giornate di ferie chiamandomi "perdigiorno", che fai il the bollente da mettere nel termos perchè ne avrò voglia a metà salita, che mi allacci i ramponi e mi fermi ogni tanto sul ghiaccio per vedere se sono stretti bene. 
Grazie a me perchè per la prima volta non è stata SOLO fatica, ma un'emozione stupenda un pò faticosa.

Thursday, January 5, 2012

La figlia dalle scarpette color argento

Belvedere Marittimo (CS) - Matrimonio Luca e Vale

Somiglianza o disuguaglianza? Quanto la persona che scegli di avere accanto "dovrebbe" essere simile a te? Quanto diversa? 
Con l'unico ed unisono scopo di far durante l'alchimia...il cosiddetto amore eterno. 
Domande e ragionamenti che non mi sono mai posta, forse perchè consapevole di essere già molto diversa da tutto il resto del mondo, difficilmente simile. E che tuttora non reputo interessanti, perchè, come dice Tiziano Ferro, "l'amore è una cosa semplice". Molto più semplice delle domande che chi si innamora si potrebbe porre.
Ma sono sempre più incuriosita dalle diversità con chi si ama, dal subconscio di entrambi che difficilmente si può arrivare a vedere ed a capire.
Ispirata dall'articolo, letto pochi giorni fa, di un noto giornalista, una sorta di intervista doppia, che raccontava la storia dei suoi genitori vista dall'uno e poi dall'altro (due punti di vista di una stessa cosa vissuta che si rivelarono opposti), ieri notte ho sognato una piccola figlia dalle mie sembianze che, vestita esclusivamente di rosa e fucsia e dalle scarpe argentate, ascoltava la storia dei suoi genitori. O meglio cercava di capirne le diversità.
La piccola, che non avrebbe dovuto ancora parlare, faceva domande a me ed a suo padre e rideva di gusto delle risposte.

DI CHE COSA HAI UNA SCORTA?
Mamma: di matite, mi piace averne sempre di nuove ed annusare l'odore del legno prima di scrivere
Papà: in questo momento di patate americane, le definisco il mio tesoretto.

SE NON QUI DOVE VORRESTI ESSERE?
Mamma: in montagna, a passeggiare sulla neve con tuo padre
Papà: disteso sul divano con tua madre mentre ognuno si fa gli affari suoi, volendosi bene

SE DOVESSI RACCONTARE LA TUA VITA, DA DOVE PARTIRESTI?
Mamma: da ora a ritroso...
Papà: partirei dai primi anni di Liceo

COS'HAI DA DIRE DI URGENTE AL MONDO?
Mamma: ognuno può fare moltissimo per sè e per gli altri, per il mondo stesso
Papà: siamo nella merda amici miei, ma è ancora troppo presto perchè in merda finisca tutto. Ho davanti ancora tanti anni per impare, insegnare, essere felice ed incazzarmi!!!

HAI UN MOTTO PREFERITO?
Mamma: "tutto torna."
Papà: ognuno sacrifica qualcosa ai demoni che gli albergano dentro... bisogna solo sapere tenerli a bada.

HAI UN MITO, UNA PERSONA CHE AMMIRI PIU' DI ALTRE?
Mamma: sono azioni e sentimenti di persone reali, che incontro ogni giorno e che mi insegnano come essere migliore.
Papà: diverse persone per diversi motivi, ma persone che fanno parte della mia quotidianità, persone vere, non emblemi cartacei o di celluloide.

CHE COSA LE DONNE CONTINUANO A NON CAPIRE DEGLI UOMINI?
Mamma: perchè siano così bambini anche da grandi
Papà: purtroppo, la propensione dell'uomo a riprodursi -metaforicamente - il più possibile durante l'arco della sua vita.

E GLI UOMINI DELLE DONNE?
Mamma: la complessità dei nostri pensieri e la delicatezza delle nostre azioni
Papà: i ragionamenti sottili e complessi che spesso le donne sono in grado di crearsi. La donna molte volte è una meravigliosa e diligente impegata nell'ufficio CAS "Complicazioni Affari Semplici".

DA 1 A 10 QUANTO CONTA L'AMORE?
Mamma: 11
Papà: 11

COSA TI ASPETTI DAL 2012?
Mamma: serenità
Papà: equilibrio

LA PRIMA COSA A CUI PENSI QUANDO TI ALZI AL MATTINO?
Mamma: cosa mangerò a colazione
Papà: mi aspetta una succulenta colazione

IL MONDO SI DIVIDE IN?
Mamma: sordi e che ascoltano
Papà: tonici e flaccidi

PENSI DI CONOSCERE IL MONDO?
Mamma: pochissimo, quasi nulla ancora
Papà: assolutamente no

LA COSA PIU' DIFFICILE CHE HAI MAI FATTO?
Mamma: lasciarmi andare, non controllarsi in ogni cosa significa diventare libero
Papà: parlare ad una donna con il cuore in mano nei momenti difficili

Penso che la piccola vestita di rosa abbia capito che ci siano più somiglianze di quelle che mi aspettavo.

Wednesday, January 4, 2012

The beat goes on

All'inizio del mio trentesimo anno di età, tutte le mie routine non esistono più.
Non esiste più il vestirmi sexy la sera del 31 dicembre per una serata a due: non serve. Essere "aggredita" in calzettoni di lana e ciabattone raffiguranti il nano Cucciolo. "Ma sono anti-stupro" pensavo, "si ma eri a gambe nude". Quindi, ha ragione la mia estetista che consiglia di essere sempre depilate completamente e che due gambe sottili e toniche fanno più danni del Viagra.
Non esiste più il count-down su un canale televisivo (normalmente rai1) per non perdere un secondo del brindisi. Non serve. Giacere estasiati sul divano intrecciati come dei lombrichi sotto terra e non avere idea di che ora sia. Dirsi "buon anno Maiale" solo perchè fuori impazzano i fuochi d'artificio....e forse non eravamo ancora nel nuovo anno. E non fare nessun brindisi fisico, ma farne di continuo col cuore.
Non esiste più il guardare un film il pomeriggio del primo giorno dell'anno. Non serve.  L'incastro perfetto è fare quello che ci rappresenta: io con un libro di 700 pagine in mano sul divano, tu con la testa appoggiata alle mie gambe e l'ipad (e gli orgasmi multipli che il nuovo arrivato della Apple ti causa).
Andare a ripescare le prime e-mail che ci siamo scritti anni fa, "per affari", quando ancora non avevamo idea di come fosse fisicamente l'altro e del perchè scrivessimo di tutto tranne di quello per cui ci eravamo incontrati. Difficile rileggere le mie parole, alquanto sulle mie e con una grave allergia ai legami in quel momento. Tu che mi chiedevi qualsiasi cosa mi riguardasse, come se fosse importante sapere se facevo sport, se amavo i cani, se sapevo cucinare, se amavo viaggiare...
Non esiste più il pranzo dai miei\tuoi il primo dell'anno. Dai nessuno. Si pranza all'ora che si vuole e dopo il concerto del primo dell'anno su rai1. Soli, continuando a raccontarsi.
Ecco, solo questa routine è rimasta. Il concerto di musica classica del 1 gennaio. E qualche lacrima di commozione (e chiamasi felicità).